
Stefano Bonilauri[/caption]
Tanto per fare un esempio, soltanto pochi giorni fa l'Iran ha cominciato a ricevere i primi aerei passeggeri Airbus, ottenuti proprio grazie alla rimozione delle sanzioni, potendo cominciare il primo aggiornamento della propria linea di volo civile dagli anni '80; tuttavia tali ricadute positive sono messe in forse dalla natura squilibrata e univoca dei rapporti che legano la maggior parte dei paesi firmatari di tale piano.
Infatti al netto della Russia e della Cina, nazioni autonome, indipendenti, ultimamente rivelatasi partner affidabili della Repubblica Islamica non solo nell'arena nucleare, ma anche in campo economico e diplomatico tutti gli altri partner del JCPOA sono paesi vassalli o sussidiari degli Usa i cui governanti e reggitori (e la dinamica delle sanzioni alla Russia deve essere da esempio e monito) non esiterebbero a ritirarsi dall'accordo o a rimangiarselo a costo di gravi danni economici, se così venisse ordinato loro dalla Casa Bianca.
Infatti, mentre si prepara il 'cambio della guardia' a Pennsylvania Avenue, bisogna tenere a mente che l'inquilino entrante Donald Trump, pur rappresentando rispetto a Hillary Clinton l'alternativa meno peggiore, non ha lesinato dichiarazioni ostili nei confronti dell'Iran e ha nominato Segretario di Stato in pectore Rex Tillerson, che ha annunciato di voler "rivedere a fondo" il JCPOA.
Ora, di fronte a un accordo siglato in comitato con potenze autonome e indipendenti non dovrebbe essere possibile ai soli Usa ostacolare, impedire o addirittura 'cancellare' l'accordo, ma vista la relazione diseguale e 'malata' che esiste tra Stati Uniti e paesi dell'Europa Occidentale, diventa preciso dovere dei responsabili iraniani vigilare contro ogni possibilità in tal senso, ricordando al campo occidentale gli impegni assunti e restando pronti a cercare "sponda" presso i partner onesti di tale accordo (la Russia e la Cina) e presso le figure più indipendenti e di garanzia degli enti sovranazionali che lo hanno facilitato e reso possibile la trattativa alla sua base.
Certo, é sempre possibile che le frasi "urticanti" di Donald Trump e del suo staff siano riconducibili a un "gioco delle parti" per cui, se vogliono mostrarsi flessibili e aperti al dialogo con Mosca e sul dossier siriano, giocoforza devono fare "la voce grossa" riguardo ad altri argomenti, per rabbonire la parte più sciovinista del campo repubblicano e per mantenere viva la fiamma dell' "eccezionalismo" a stelle e strisce.
La diplomazia é l'arte della trattativa e del compromesso e, fatti salvi gli insopprimibili interessi della Nazione e del Popolo iraniano, la dirigenza della Repubblica Islamica ha a più riprese dimostrato di essere capace di perseguire la prima e riuscire quasi sempre ad assicurare il secondo, grazie a una classe dirigente di prim'ordine che, ne sono praticamente sicuro, affronterà ogni possibile sviluppo di questa situazione con polso fermo e realismo.
Pubblicato da Suleiman Kahani per Palaestina Felix
Fonte: IRNA
Fonte: http://www.controinformazione.info/stefano-bonilauri-rilascia-intervista-allagenzia-stampa-irna-sulle-prospettive-future-dellaccordo-nucleare/
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