martedì 18 ottobre 2016

Dabiq, la profezia e la sconfitta dello Stato Islamico

di Luciano Tirinnanzi

@luciotirinnanzi

“L’ultima ora non verrà fino a quando i Romani non giungeranno ad al-Amaq o Dabiq. Un esercito composto dai migliori (soldati) dei popoli della terra in quel momento giungerà da Medina (per contrastarli). Quando si disporranno in fila, i romani diranno: non state tra noi e quelli (i musulmani) che hanno preso prigionieri. Lasciateci combattere insieme a loro. Ma i musulmani diranno: No, per Allah, non staremo mai tra voi e i nostri fratelli che volete combattere. Loro (i musulmani) combatteranno e un terzo dell’esercito fuggirà, cosa che Allah non potrà mai perdonare. Un altro terzo, che sarà costituito da eccellenti martiri agli occhi di Allah, sarà ucciso e il restante terzo, che non sarà messo alla prova, vincerà e loro saranno i conquistatori di Costantinopoli”.

 

Sono queste le parole del famoso Hadith (gli aneddoti sulla vita del Profeta Maometto che fanno parte della Sunna, testo sacro dell’Islam dopo il Corano) che ha offerto ai jihadisti un senso escatologico alla guerra da loro combattuta in Siria e in Iraq, preconizzando un imminente “Armageddon”, ossia un giudizio finale, proprio intorno alla cittadina siriana di Dabiq. Così importante che il magazine della propaganda del Califfato ne ha preso ufficialmente il nome, dopo che gli uomini di Al Baghdadi hanno conquistato questo sito.

 

Un simbolo per gli islamisti

Secondo la profezia, dunque, Dabiq è il luogo prescelto per il ritorno del Mahdi (il Messia). In questo luogo Gesù – sì, proprio Gesù Cristo, poiché il figlio di Maria è riconosciuto come profeta anche dall’Islam – scenderà nuovamente sulla terra e porterà la vittoria su coloro che si oppongono alla Sharia, cioè i “Romani”, intesi qui come occidentali, crociati, infedeli.

 

L’importanza di questa profezia per lo Stato Islamico è divenuta evidente per la prima volta quando il boia del Califfato divenuto famoso col nome di Jihadi John, rivelatosi poi un foreign fighter britannico, in uno dei numerosi video della loro truculenta propaganda annunciava entusiasta l’avvenuta decapitazione dell’americano Peter Kassig, nel novembre del 2014. “Eccoci, bruciando il primo crociato americano a Dabiq, in trepidante attesa che arrivi il resto dei vostri eserciti” aveva detto.

 

Dabiq(La copertina del magazine Dabiq che annuncia la battaglia finale contro i crociati)

 

Abu Musab al-Zaraqawi, ispiratore del futuro Stato Islamico e già leader Al-Qaeda in Iraq (è stato ucciso da un attacco aereo americano il 7 giugno 2006), era solito citare queste parole: “La scintilla è stata accesa qui in Iraq, e il suo calore continuerà a intensificarsi fino a che non brucerà completamente gli eserciti crociati a Dabiq”. Lo disse al tempo dell’invasione americana, mentre si adoperava per costituire la resistenza islamista che anni dopo avrebbe partorito proprio i dirigenti dell’attuale Stato Islamico.

 

Conquista e perdita di Dabiq

Nell’agosto del 2014 il Califfato è in piena fase di espansione ed entra anche a Dabiq, dove distrugge il santuario di Sulayman ibn Abd al-Malik, un Califfo Omayyade che regnò nel 700 d.C., corroborando così la profezia contenuta nello Hadith e dando ulteriore lustro alla propria campagna militare. Questo nonostante Dabiq non abbia alcuna particolare rilevanza militare, essendo poco più che un villaggio nel nord-est della Siria, a soli dieci chilometri dal confine con la Turchia e a poche decine di distanza da Aleppo.

 

Tanto è vero che il 16 ottobre 2016 un gruppo di turcomanni siriani appoggiati dalla Turchia ha riconquistato Dabiq quasi senza colpo ferire: un comandante dell’opposizione siriana ha definito infatti “minima” la resistenza opposta dagli uomini di Al Baghdadi. Contrariamente al solito modus operandi (spesso è stato chiesto loro di difendere fino all’ultimo uomo le proprie roccaforti), dunque, i miliziani si sono ritirati spontaneamente.

 

Dabiq_ISIS(Dabiq, 17 ottobre 2016: ribelli siriani alle porte dell’ex roccaforte jihadista)

 

Il dato, vista l’importanza simbolica del luogo, è solo all’apparenza inatteso. Invece, questa scelta è ben comprensibile se si pensa all’attuale strategia dello Stato Islamico, che nel perdere terreno è costretto a farsi pragmatico, a serrare i ranghi e a salvare i propri uomini per non dover subire ulteriori cocenti sconfitte. Secondo le fonti sul campo, i miliziani di stanza a Dabiq si stanno ora dirigendo più a sud, ad Al Bab, anch’essa non lontana da Aleppo ma decisamente più importante per la strategia di guerra califfale, poiché la città – in mano allo Stato Islamico – si trova in una posizione strategica e conduce sia verso Aleppo sia verso Raqqa, l’ultima vera roccaforte rimasta al Califfato da quando Mosul è cinta d’assedio.

 

Il cerchio si stringe intorno al Califfo

Ankara, che da mesi ha rotto gli indugi ed è penetrata tanto in Siria quanto in Iraq, ha dichiarato per mezzo del ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, che “Il prossimo obiettivo è naturalmente Al Bab” e ha confermato che ormai Dabiq è “completamente sotto controllo”. Chi plaude alle ripetute sconfitte dello Stato Islamico non deve però rallegrarsi circa il futuro della guerra siriana poiché, dove si elimina un esercito o una milizia, ecco che ne riappare subito un altro. Sostituendo una forza occupante con un’altra, come i turcomanni al posto dell’ISIS, non farà della Siria un luogo più sicuro né il fatto ci avvicina alla fine delle ostilità.

 

Al Baghdadi(Il Califfo Abu Bakr Al Baghdadi)

 

Se si vuol credere ancora alle profezie, un altro Hadith afferma che l’Armageddon cui fa riferimento la profezia di Dabiq non si avrà prima che sia giunto il dodicesimo Califfo. Il che, se vogliamo contare anche Abu Bakr Al Baghdadi, ci pone in un momento storico di passaggio che è più o meno a cavallo tra il Settimo e l’Ottavo Califfo.

 

Quanti Califfi ancora dovranno emergere dal Medio Oriente non è dato sapere ma è probabile che, morto Al Baghdadi e sconfitto il suo Stato Islamico, se non saranno spente le fiamme della guerra riemergeranno nuove e più gravi minacce alla pace, secondo uno schema non dissimile da quello già proposto dall’ISIS nel 2014. Ed ecco che già il leader di Jabhat Fateh Al Sham (ex Fronte Al Nusra), Abu Mohammed Al Julani, non sembra lontano dal volersi candidare a prossimo “Califfo di tutti i musulmani”.

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Fonte: http://www.lookoutnews.it/siria-dabiq-isis/

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QUBIT GENERATION: LA RIVOLUZIONE QUANTISTICA NEI COMPUTER DI DOMANI

Sarà Catalina Curceanu, prima ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e membro della Foundational Question Institute (FQXi), a parlare di un tema importantissimo per la fisica (e non solo) del XXI secolo. E tutto in occasione  del Festival della Scienza di Genova, in una conferenza che si terrà al Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio Piazza Matteotti, 9 il 1 novembre, alle 18:30.

La prima ricercatrice INFN Catalina Curceanu 

La Meccanica Quantistica (MQ) si ritrova in tutto ciò che ci circonda, anche dentro noi stessi: dalla spiegazione della struttura atomica, fino alla chimica e alla biologia. Questa grandiosa teoria fisica, nata agli inizi del Novecento, è persino alla base di tecnologie moderne quali il telefonino o il computer. Saremmo dunque tentati di pensare che la Meccanica Quantistica non abbia più segreti. Non è così! Nonostante il suo enorme successo, la fisica dei quanti è al centro di un vivace dibattito sulla sua interpretazione e sui suoi possibili limiti. Il famoso “gatto di Schrödinger” ne è una prova concreta. Oltre ad impegnarsi a fondo per trovare una soluzione a questo paradosso, gli scienziati pensano di sfruttare proprio le bizzarre proprietà quantistiche per spalancare le porte a nuove tecnologie, molto diverse da quelle attuali. Tra queste, il computer quantistico è in prima fila! La sinfonia dei quanti, che sfrutta la sovrapposizione di stati e l’entanglement, potrebbe, dunque, regalarci il potentissimo computer quantistico, conducendoci dalla bit-generation alla qubit-generation. Una vera e propria rivoluzione quantistica!

Catalina Curceanu è prima ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e membro della Foundational Question Institute (FQXi). Dirige un gruppo di ricercatori che svolge esperimenti all’acceleratore DAFNE dei LNF-INFN e nei laboratori sotterranei del Gran Sasso. Vincitrice di premi e riconoscimenti internazionali, quali il 2016 award Women in Physics Lecturer dell’Australian Institute of Physics, è autrice di più di 250 pubblicazioni scientifiche e del libro Dai buchi neri all’adroterapia. Un viaggio nella Fisica Moderna (Springer). Oltre al lavoro di ricerca, svolge un’intensa attività di divulgazione scientifica.

Ingresso: Biglietti Festival
Prenotazione: consigliata

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Fonte: http://www.gravita-zero.org/2016/10/qubit-generation-la-rivoluzione.html