lunedì 17 ottobre 2016

Obiezione di coscienza sull’aborto: ecco perché è un’aberrazione etica

GRAVIDANZA E DINTORNI – Maria è romena, ma vive da tempo in Italia. È infermiera in un reparto di oncologia, ha 42 anni e aspetta un bambino. Ha trovato da poco “l’uomo della sua vita”, come dice lei, e nonostante l’età non più giovanissima è arrivata subito una gravidanza. Per i primi controlli, Maria si rivolge al reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale in cui lavora. Nessuno le parla di diagnosi prenatale. Anzi: se lei chiede informazioni, i medici tendono a rassicurarla sul fatto che il bambino starà bene. Con l’avanzare delle settimane, però, Maria decide di non voler correre rischi e richiede un’amniocentesi, che infine rivela quello che non avrebbe mai voluto sentirsi dire: il bimbo è affetto dalla sindrome di Down. Maria e il compagno pensano, riflettono, ripensano e alla fine la donna comunica la volontà di interrompere la gravidanza alla ginecologa, che le prescrive una visita psichiatrica.  Al termine della visita, però, la psichiatra dichiara a Maria che non vede ragioni per le quali non possa portare avanti la gravidanza. Ormai disperata, lei torna dalla ginecologa che finalmente, pur dicendole di essere contraria all’aborto, le indica un altro centro al quale rivolgersi. Qui le viene spiegato che [...]


Fonte: https://oggiscienza.it/2016/10/14/obiezione-coscienza-aborto-italia-etica/

PERCHÉ È IMPORTANTE LEGGERE?

"Io so che vivendo di libri e per i libri navigo su una zattera che non affonderà mai"
Cosa pensate di questa affermazione di Ermanno Rea nel libro "il sorriso di don Giovanni"? Siete d'accordo? E voi cosa pensate dei libri? Quale importanza hanno o hanno avuto nella vostra vita? Come potete sintetizzare in una frase il vostro rapporto con la parola stampata? Lasciate i  vostri commenti in fondo a questo articolo o scriveteci a redazione@gravita-zero.org

E con grande piacere che segnaliamo questo agile libretto di appena 64 pagine rivolto ai genitori e ai più giovani edito da Salani: LEGGERE. UN GIOCO DA RAGAZZI

Perché leggere, che cosa leggere, come leggere. Una piccola guida per diffondere l'indispensabile contagio della lettura scritto a due mani da Guido Quarzo (nato a Torino insegnante e laureato in pedagogia) e Anna vivarelli (nata a Torino, laurea in filosofia e consulente RAI nel campo di testo teatrali e radiofonici). Entrambi hanno vinto il premio Andersen come miglior autori. 

Leggere stimola la fantasia e la riflessione, aiuta a rilassarsi e a vincere la solitudine, sviluppa l’empatia e il senso critico. Eppure in Italia i lettori, sia giovani sia adulti, sono pochi, una specie di setta in cui sembra sia difficile entrare. La passione per i libri è come un contagio, che può avvenire solo se favorito dalla società. Ma quali sono gli ostacoli che un giovane lettore può incontrare sulla sua strada? In che modo la società può diffondere il suo ‘contagio’? E perché poi dovrebbe farlo? In un periodo di grande attenzione verso l’intero sistema educativo in Italia, due grandi autori di letteratura per l’infanzia, Guido Quarzo e Anna Vivarelli, propongono interessanti e utili consigli per invogliare i ragazzi a leggere, nonostante le mille distrazioni e i messaggi a volte fuorvianti della società.

«Le storie contenute nei libri sono i fili della nostra esistenza: ci legano a chi ci vive accanto, a chi è vissuto prima di noi, a chi verrà dopo. Sono i fili che ci legano anche a noi stessi, a come siamo stati e a come immaginiamo il nostro futuro».

«Possiamo cercare di scoprire i nodi e i fili nascosti che tengono insieme una storia, dall’inizio al finale, senza tuttavia ridurla a esercizio scolastico. Perché ogni racconto è anche un inganno che l’autore propone, quasi un gioco pensato per catturare il lettore e legarlo alla ragnatela nascosta che corre tra le parole. Parole al servizio di una trama segreta. Così ogni lettura è in un certo senso un’avventura».



Fonte: http://www.gravita-zero.org/2016/10/perche-e-importante-leggere.html

Lo spettacolo a raggi X di Chandra

Dal Chandra Archive Collection

Dal Chandra Archive Collection

Come ogni anno, l’archivio del Chandra X-ray Observatory, disponibile gratuitamente qui, rende visibili al grande pubblico di volta in volta nuove immagini. Una collezione di galassie, cluster, resti di supernovae e stelle viste ai raggi X. Il Chandra Data Archive (CDA) è uno dei lasciti della missione lanciata dalla NASA nel 1999 e servirà sia alla comunità scientifica che al pubblico per i prossimi decenni.

Ogni ottobre negli Stati Uniti si festeggia l’American Archives Month (un’iniziativa dedicata alla valorizzazione dei patrimoni archivistici), per questo la NASA condivide con il grande pubblico una galleria delle più memorabili immagini di Chandra. Ognuna di queste sei nuove immagini include anche i dati provenienti da telescopi che coprono altre parti dello spettro elettromagnetico, come la luce visibile e quella infrarossa, da Hubble a Subaru.

Buona visione!

Il giovane ammasso Westerlund 2 a 20 mila anni luce dalla Terra. I dati in luce visibile vengono da Hubble (verde e blu), i dati a raggi X in viola vengono da Chandra. Crediti: X-ray: NASA/CXC/SAO/Sejong Univ./Hur et al; ; Optical: NASA/STScILa galassia 3C31, che si trova a 240 milioni di anni luce dalla Terra. Tramite Chandra e i raggi X gli esperti possono sondare la densità, la temperatura e la pressione di questa galassia, da tempo nota come una potente sorgente di onde radio. Crediti:  X-ray: NASA/CXC/Univ. of Bristol/M.Hardcastle et al; Optical: NASA/STScLa pulsar, PSR J1509-5850 si trova a circa 12 mila anni luce dalla Terra ed è il punto bianco brillante al centro di questa immagine. Questa pulsar ha generato una lunga coda di emissione di raggi X, come si vede nella parte inferiore della l'immagine. I raggi X rilevati dal Chandra (blu) e l'emissione radio (rosa) sono stati sovrapposti con un'immagine in luce visibile della Digitized Sky Survey. Crediti: X-ray: NASA/CXC/George Washington Univ./N.Klingler et al; Optical: DSS; Radio: CSIRO/ATNF/ATCAQuesto sistema, noto come Abell 665, mostra un'onda d'urto estremamente potente. Qui, i raggi X colti da Chandra (in blu) mostrano il gas caldo nel cluster. Ai dati di Chandra sono stati aggiunti quelli sull'emissione radio (in viola) e i dati della luce visibile dalla Sloan Digital Sky Survey che mostra le galassie e le stelle (in bianco). Crediti: X-ray: NASA/CXC/Univ. of Alabama/S.Dasadia et al, Radio: NSF/NRAO/VLA, Optical: SDSSRiconoscete anche voi una forma familiare in questo cluster? Non vi sembra di vedere uno spazzolino da denti? Il fenomeno della pareidolia è uno scherzo del nostro cervello, che tende ad associare immagini del tutto casuali a forme conosciute. Questo ammasso di galassie si chiama RX J0603.3+4214 o cluster spazzolino. Le onde radio (verde) rappresentano lo spazzolino, mentre l'emissione diffusa di raggi X è stata osservata da Chandra (viola). I dati in luce visibile vengono dal telescopio Subaru e riguardano galassie e stelle (bianco). Crediti: X-ray: NASA/CXC/SAO/R. van Weeren et al; Radio: NCRA/TIFR/GMRT; Optical: NAOJ/SubaruL'oggetto conosciuto come CTB 37A è un resto di supernova che si trova nella nostra Via Lattea a circa 20 mila anni luce dalla Terra. Questa immagine mostra che il campo di detriti incandescenti (raggi X in blu e onde radio in rosa) si sta espandendo in una nuvola di raffreddamento di gas e polvere visto in luce infrarossa (arancione). Crediti: X-ray: NASA/CXC/Morehead State Univ/T.Pannuti et al; Radio: Molonglo Obs. Synthesis Tel.; Infrared: NASA/JPL-Caltech
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Riconoscete anche voi una forma familiare in questo cluster? Non vi sembra di vedere uno spazzolino da denti? Il fenomeno della pareidolia è uno scherzo del nostro cervello, che tende ad associare immagini del tutto casuali a forme conosciute. Questo ammasso di galassie si chiama RX J0603.3+4214 o cluster spazzolino. Le onde radio (verde) rappresentano lo spazzolino, mentre l'emissione diffusa di raggi X è stata osservata da Chandra (viola). I dati in luce visibile vengono dal telescopio Subaru e riguardano galassie e stelle (bianco). Crediti: X-ray: NASA/CXC/SAO/R. van Weeren et al; Radio: NCRA/TIFR/GMRT; Optical: NAOJ/Subaru

Fonte: Media INAF | Scritto da Redazione Media Inaf



Fonte: http://www.media.inaf.it/2016/10/17/lo-spettacolo-a-raggi-x-di-chandra/

ESPRESSO vede la luce in fondo al “tunnel”

Immagine ottenuta durante il primissimo puntamento del telescopio sui due rivelatori. A sinistra si può notare l’immagine di una stella, 60 Srg A: la bontà del puntamento si può apprezzare dalla vicinanza dell’oggetto alla posizione della fibra ottica (il buco circolare più scuro leggermente in alto a sinistra). A destra, invece, l’immagine della “pupilla”: lo specchio secondario e la struttura che lo sostiene hanno ombre molto nette, indice di una qualità dell’immagine ottimale.

Immagine ottenuta durante il primissimo puntamento del telescopio sui due rivelatori. A sinistra si può notare l’immagine di una stella, 60 Srg A: la bontà del puntamento si può apprezzare dalla vicinanza dell’oggetto alla posizione della fibra ottica (il buco circolare più scuro leggermente in alto a sinistra). A destra, invece, l’immagine della “pupilla”: lo specchio secondario e la struttura che lo sostiene hanno ombre molto nette, indice di una qualità dell’immagine ottimale.

Gli astronomi la chiamano “prima luce”, ed è un po’ il battesimo del fuoco d’un telescopio, o più in generale di un dispositivo ottico. Per il coudé train dello spettrografo ESPRESSO – un complesso sistema di specchi pensato per trasportare i fotoni raccolti dal Very Large Telescope (VLT) dell’ESO verso lo stesso spettrografo – la notte della “prima luce” è stata lo scorso 25 settembre. Ed è stato un successo.

«La notte del 25 può essere pensata come un collaudo tecnico pienamente riuscito dell’installazione relativa al telescopio UT4», dice, riferendosi a uno dei quattro telescopi che formano il VLT, Paolo Di Marcantonio, ricercatore presso l’INAF di Trieste e software system engineer di ESPRESSO. «Si sono puntati vari oggetti, fra quali la stella 60 Sgr A, la cui immagine è visibile qui sopra nel riquadro a sinistra. Si tratta di una stella di quinta magnitudine nella costellazione del Sagittario, appena visibile ad occhio nudo ma estremamente brillante per strumenti di questo tipo, su cui si sono potute effettuare tutte le misure di verifica».

ESPRESSO, acronimo per Echelle SPectrograph for Rocky Exoplanet and Stable Spectroscopic Observations, è lo spettrografo echelle a fibre ottiche caratterizzato da altissima stabilità, precisione e risoluzione attualmente in fase di integrazione finale presso l’Osservatorio Astronomico di Ginevra (Svizzera, OGE). Nel 2017, una volta installato presso l’Osservatorio Australe VLT Paranal dell’ESO, sarà in grado di produrre spettri con precisione mai raggiunta prima da spettrografi analoghi, offrendo tutte le potenzialità per fornire contributi scientifici significativi in varie aree dell’astronomia moderna: in particolare, per la rilevazione e caratterizzazione degli esopianeti e per la misura di una possibile variazione (o non) nel valore delle costanti fondamentali della fisica. ESPRESSO è costruito da un consorzio formato da istituti di ricerca svizzeri, portoghesi e spagnoli, oltre che dell’ESO, e vede una partecipazione significativa di ricercatori dell’INAF, in particolare degli Osservatori astronomici di Trieste e Milano.

«Lo scopo di questa prima installazione e delle successive nei prossimi mesi», spiega Di Marcantonio, «è quello di convogliare la luce raccolta dai quattro telescopi giganti da 8 metri ciascuno – distanti anche fino a 70 metri – nel Coudé Combined Laboratory (CCL). Combined perché la luce viene combinata in un unico punto comune, noto come punto di convergenza. Coudé identifica invece un particolare tipo di fuoco, dove l’immagine che si forma rimane fissa indipendentemente dalla movimentazione del telescopio. L’unione fa la forza: usando questa postazione e il relativo fuoco, quando nel 2017 entrerà in funzione, sarà come se ESPRESSO, in modalità simultanea, analizzasse la luce raccolta da un unico telescopio di ben 16 metri di diametro».

Una delle condotte sotterranee del VLT attraverso cui passa la luce nel suo percorso dal telescopio al Coudé Combined Laboratory

Una delle condotte sotterranee del VLT attraverso cui passa la luce nel suo percorso dal telescopio al Coudé Combined Laboratory

I quattro cammini ottici necessari per convogliare la luce dai singoli telescopi al CCL sono denominati coudé trains. Ogni coudé train è costituito da nove elementi ottici (prismi, specchi e lenti) di grandi dimensioni e altissima qualità, installati all’interno di tunnel su un cammino medio dell’ordine di 60 metri, tali da garantire un’ottimale trasmissione in termini di efficienza e limitando al massimo le aberrazioni.

A settembre di quest’anno sono state installate e allineate tutte le ottiche del coudé train sul telescopio UT4 del VLT. L’allineamento è una fase molto delicata e ha richiesto estrema cura, data la precisione da raggiungere nel posizionamento delle ottiche e la distanza da coprire. Nel frattempo, nel CCL è stata installata una delle front-ends: il dispositivo che riceve la luce dai coudé trains per poi inoltrarla allo spettrografo ESPRESSO. Tutte le front-ends, sia per la parte opto-meccanica che per il controllo elettronico e software, sono responsabilità dell’INAF di Milano e Trieste.

Ora che il collaudo ha avuto successo, si potranno installare i coudé trains per i tre telescopi rimanenti, così da avere tutto pronto per permettere ad ESPRESSO di ricevere la luce proveniente dagli oggetti celesti. E di vedere, è proprio il caso di dirlo, la luce in fondo ai tunnel.

Per saperne di più:

  • La notizia sul sito web dell’ESO

Fonte: Media INAF | Scritto da Massimo Ramella



Fonte: http://www.media.inaf.it/2016/10/17/prima-luce-espresso-coude-lab/